Coronavirus: il più grande esperimento sociale mai realizzato

Ad oggi i morti per coronavirus sono 228.000 nel mondo. Considerando che la popolazione mondiale è costituita da circa 7 miliardi di persone, parliamo dello 0,00002% ovvero 2 morti ogni centomila persone.

Da un rapporto dell’OMS del 2018, si stima che ogni anno muoiono nel mondo per incidenti stradali circa 1.350.000 persone ovvero lo 0,00019% cioè 19 morti ogni centomila persone, quasi 10 volte di più. Solo negli Stati uniti nel 2017 vi sono stati 39.773 morti per arma da fuoco. Considerando che gli abitanti sono circa 330 milioni parliamo dello 0,00012% della popolazione ovvero 12 per ogni centomila abitanti, 6 volte di più del coronavirus.

Nonostante queste cifre, nessun governo ha mai bandito la circolazione dei mezzi sulle strade, né gli USA si sono ancora sognati di limitare il commercio delle armi. Pare che questi morti siano entrati in una sorta di “costo sociale” accettato per avere altri benefici: mobilità nel mondo (beneficio tangibile) e sostegno all’ideologia (non trovo altro termine) negli USA.

Concentrandoci sulla mobilità (trattare il problema delle armi in America sarebbe qui troppo complicato e ci porterebbe fuori tema) il beneficio che ne deriva in tutti i settori della nostra vita è troppo elevato per rinunciarci. In tutti i paesi, soprattutto quelli avanzati, non si è mai deciso di ricorrere a misure restrittive totali (bandire la circolazione su strada) ma di adoperarsi per una circolazione più sicura. Automobili e mezzi di trasporto con caratteristiche di maggiore sicurezza, limitazioni di velocità, fondi stradali migliori, dispositivi sulle strade (recinzioni, guard-rail, ecc.) e tanto altro. I morti intanto continuano ad esserci.

Il coronavirus è una pandemia sulla cui causa sappiamo poco e male.  Come ha sostenuto qualche giorno fa Ranieri Guerra, direttore aggiunto dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, in una intervista al Corriere della Sera: “Non abbiamo idea di cosa altro possa causare, lo scopriamo giorno per giorno. È un mostro”.

L’unica cosa certa è che si trasmette per contatto diretto da persona a persona. Da qui le draconiane misure di restringimento sociale. Cioè non sapendo quanti morti possa causare, potrebbero essere molti di più anche in conseguenza del collasso del sistema sanitario incapace a quel punto di dare sollievo  ad altre patologie curabili, si è deciso di impedire il contagio nell’unico modo ad oggi noto: il distanziamento sociale.

Da qui si può freddamente dedurre, e la mia è solo una constatazione di fatto non un giudizio di merito, che a spaventare non è il numero dei morti, altrimenti avremmo anche impedito la circolazione stradale, ma il loro possibile aumento fino ad una cifra non nota. Forse se ci fosse certezza che tale numero non superasse lo 0,00019% della popolazione, si accetterebbe la mortalità come quella degli incidenti automobilistici, attrezzando le strutture sanitarie di conseguenza.  

La caratteristica di sperimentazione sociale allora, da questo punto di vista, risiede nel cercare la modalità per contenere la mortalità, anche senza annullarla, e calcolare l’aumento del costo del sistema sanitario, nella speranza che sia sostenibile, per limitarla. Sembrerebbe un cinico calcolo ma è quello che è successo per i morti su strada come per altre cause di decesso.

 Il secondo aspetto di questa sperimentazione globale è nella evidenza, ignorata da tutti i governi, che tutti i sistemi sociali sono costituiti da relazioni attivate dalla parti, non il contrario. Nell’ottica sistemica, applicando la metafora sistema/ambiente, ne risulta che le relazioni sono il sistema e le persone ne sono l’indispensabile ambiente. Seguendo un ragionamento già fatto in questo blog, le persone sono nella stragrande maggioranza dei casi, per come già detto, in vita e in salute ma essendo state loro impedite le relazioni (e la povera interazione fornitaci dai mezzi elettronici ne è solo una pallidissima imitazione) gran parte dei sistemi sociali si sono dissolti.

Prendendo il caso del sistema economico, esso è basato sullo scambio di denaro. Denaro da spendere che deve essere poi rimpiazzato per poterlo spendere di nuovo e così via (questo flusso continuo costituisce il sistema economico). Pur essendoci tutti gli attori responsabili dello scambio, persone fisiche e giuridiche, gli scambi si sono notevolmente ridotti fino ad annullarsi in alcuni comparti. Oggi il “mercato immobiliare” a Milano non esiste e non perché non esistano case, non vi è stato alcun bombardamento, o possibili compratori, che come detto sono tutti in vita, ma perché non vi è alcuna transazione economica.

Comprendendo le gravi conseguenze del distanziamento sociale sull’economia, tutti i governi si sono immediatamente attivati per dare sostegno alle persone e alle aziende, “l’ambiente” del sistema economico, ma non al “sistema “ stesso ovvero gli scambi. E’ evidente che non vi è possibilità di sostenere all’infinito artificialmente persone e aziende, ma fin dall’inizio nessuno ha pensato da subito a modalità compatibili con il distanziamento sociale, o ad escluderle in base ad indagini approfondite, che potessero consentire di proseguire le attività economiche in sicurezza, ovvero consentire anche se in misura ridotta l’effettuazione degli scambi.

Un piccolo esempio di questo viene dal paese considerato il più organizzato del mondo e che prendiamo spesso a riferimento: gli USA.
Per contrastare la scarsità di carni sugli scaffali dei supermercati, il presidente Trump ha dichiarato le fabbriche di macellazione e impacchettamento “infrastrutture critiche” . Questo consente al dipartimento dell’agricolture di obbligare tale impianti a soddisfare gli ordini che arrivano dai punti vendita. Sindacati e operai però fanno resistenza in quanto gli operatori lavorano spesso spalla a spalla, che è il motivo per il quale molti di questi luoghi sono diventati all’inizio focolai di infezione, e nulla è stato fatto per fornire protezione. Le agenzie federali hanno emesso indicazioni per la sicurezza ma la loro adozione è su base volontaria, oltre ad essere impossibile per alcuni settori.

Molto probabilmente sia quei lavoratori che le loro aziende (entrambi ambiente per l’economia) hanno ricevuto sussidi, nonostante le difficoltà di erogazione per entrambi come hanno riportato i giornali americani, ma alla velocità e impegno per erogarli non è seguito analogo sforzo, o la verifica della sua fattibilità, per far ripartire gli scambi, come il caso delle carni dimostra.

A ulteriore supporto della tesi  che la pandemia da coronavirus ha inciso prevalentemente sulle relazioni, che costituiscono i sistemi sociali laddove gli attori ne sono ambiente, vi è un dato storico. La famosa epidemia detta “Spagnola” che si è abbattuta nel mondo subito dopo la prima guerra mondiale è stata una strage: circa 50 milioni di morti su 1,7 miliardi di popolazione mondiale ovvero lo 0,02941% cioè quasi 3.000 persone ogni centomila abitanti, 1.500 volte di più del coronavirus. Ciononostante il rilevantissimo numero di morti non ha impedito lo sviluppo di alcuni eventi sociali rilevantissimi anche sul piano storico: la rivoluzione russa, la ricostruzione post-bellica, la genesi dei movimenti politici estremisti, lo sviluppo delle scienze e tanto altro. Il motivo è che la Spagnola colpì “l’ambiente” (le persone) e non vi era capacità e possibilità di bloccare, per impedire il contagio, le relazioni che invece proseguirono consentendo ai sistemi sociali di progredire, seppur ad un prezzo altissimo di vittime.

Qui la sperimentazione del distanziamento sociale sta evidenziando sempre più la necessità di una nuova prospettiva sui sistemi sociali: le relazioni e non gli attori responsabili pur necessari (le prime costituiscono il sistema i secondi il necessario ambiente). Il cambio di prospettiva porterebbe ad una maggiore comprensione della reale natura di questi, all’importanza della relazione con “l’ambiente” di cui hanno bisogno e di una cura e attenzione alla relazione tra i due.

Chissà se all’interno delle singole organizzazioni aziendali è stato fatto lo stesso errore!

info@bmconsulting-mi.com

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *