Dati, calcolo e decisioni

La decisione è da intendersi come una scelta tra alternative equivalenti. Laddove una di esse appare migliore a più osservatori rispetto alle altre non si può parlare di decisione. Il caso estremo di questa situazione è quello del calcolo. Possiamo definirlo come una scelta univoca determinata da un insieme condiviso di regole logiche o di convenienza. La matematica è senz’altro il caso limite. Il risultato di 2+3, accettando le regole della matematica da parte di tutti, non consente di “decidere” tra 5, 8 o 2. La scelta ricade solo su un’alternativa. Possiamo allora dire che rispetto al parametro della indecidibilità delle alternative in un estremo vi è la decisione, massima indecidibilità, dall’altro il calcolo, certezza della scelta.

Un dato è una informazione, in formato numerico se lo vediamo dal punto di vista dell’Information Technology, che ci dà conto di un aspetto della realtà. I dati non esistono in natura, essi sono una nostra costruzione o meglio una riduzione  di un pezzetto di mondo ad uno o più numeri. Dietro e prima del dato vi è allora una doppia decisione, intendendo per decisione, come appena detto, una scelta tra alternative equivalenti. La prima riguarda la scelta di quella vista sul mondo al posto di un’altra. Se ad esempio vogliamo costruire dati sul comportamento delle persone in un centro commerciale, potremmo guardare il numero di presenze in ogni minuto fornito dalla differenza tra ingressi e uscite, oppure il tempo di permanenza davanti ad ogni vetrina, o il numero di scontrini emessi in un certo periodo di tempo, o il loro importo, e così via. Si potrà obiettare che tale scelta è fortemente determinata dallo scopo che si vuole perseguire: più esso è determinato con precisione più sarà chiaro il tipo di dato necessario e come rappresentarlo. Certamente è così ma allora il dato servirà ad alimentare un calcolo e lo stesso dato sarà scelto per calcolo non per decisione.

La seconda decisione riguarderà il tipo di rappresentazione per quel dato. Anche rimanendo nel dominio dei numeri, vi è un ampia possibilità di scelta basata sulla precisione che vogliamo ottenere. Anche qui più è chiaro l’uso che se ne vorrà fare e più sarà facile dirimere tale questione.

Raccolti, o meglio costruiti,  i dati con gli opportuni criteri, essi andranno elaborati per fornire il contributo allo scopo che era il motivo iniziale per il quale sono stati generati. Anche la modalità di elaborazione sarà frutto di decisioni di vario tipo. Elaborazioni statistiche o combinatoriali? Di che tipo in ognuno dei due casi? Quale storicità o riutilizzo? Ancora una volta come in precedenza, maggiore chiarezza vi sarà sullo scopo, più semplice sarà anche questa scelta.

Sorge allora la domanda: è possibile adottare strategie di scelta che vadano sempre di più verso il calcolo (siano calcolabili)  rispetto alla decisione?
La risposta è nelle considerazioni precedenti riguardo la scelta della costruzione dei dati e della loro elaborazione: più è chiaro e definito lo scopo e più è facile calcolare, e non decidere, tra varie alternative. 

Tale operazione però si porta dietro un’altra conseguenza: definire e aver chiaro uno scopo è possibile man mano che riduciamo l’ambito di intervento, riducendolo a nicchie sempre più piccole della realtà. Scegliere come vestirsi oggi è facile, basta guardare fuori della finestra e raccogliere dati su se farà caldo o freddo, se pioverà o meno, eccetera. Decidere su un investimento aziendale, sulla chiusura di una Business Unit o l’ingresso in un nuovo mercato è questione meno calcolabile.

Si potrà obiettare però che anche in questo caso disponendo di dati di un certo tipo e con opportuna loro operazione si può arrivare a calcolare o, grazie al calcolo, escludere alternative, anche su questioni così complesse. Allora il punto non è relativo ad una intrinseca difficoltà, ad esempio, tra le due scelte illustrate sopra. Infatti i fautori dei Big data, e delle relative tecnologie intelligenti  a contorno, sostengono che la possibilità di ridurre a calcolo la decisione è solo questione di quantità di dati, e loro qualità, e nient’altro.

Sappiamo bene, però, che i dati rappresentano quello che c’è non quello che sarà e ciò che sarà, soprattutto per le cose importanti, non sempre è in prevedibile continuità con ciò che è stato. Dunque la scelta tra decisione e calcolo non è tra abbondanza di dati e tempo per elaborazioni rispetto alla loro scarsità, oppure tra certezza del risultato e rischio, ma è tra provare a far accadere qualcosa di radicalmente nuovo o cercare di proseguire in continuità con ciò che già viene fatto.
In aggiunta a questo se il calcolo è fatto a partire da dati definiti e costruiti da altri ed elaborati secondo modalità (algoritmi) disegnati da altri ancora, calcolare la migliore alternativa (decidere per calcolo) significa fare un’osservazione di secondo ordine ovvero invece di guardare la realtà e cambiarla si sceglie di guardare coloro che guardano la realtà ed adeguarsi ad essi.

Non penso che con le incertezze che il mondo ci sta ponendo, soprattutto in questo momento storico, vi sia granchè da imparare per lo sviluppo personale, di un’organizzazione, di un’azienda e dell’intera società dall’osservazione di quello che già fanno altri per prevederne le possibili evoluzioni. Abbiamo bisogno, ancor più di ieri, di decisioni che abbiano il coraggio di scegliere, tra le varie alternative, la più bella, giusta ed entusiasmante, anche se rischiosa. In contrapposizione a noiosi calcoli che più che suggerirci che dopo il 4 viene il 5 non sono, in fin dei conti, capaci di fare.

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