Contagi Covid e necessità “sistemiche” dei notiziari

4 gennaio 2022

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I notiziari e i giornali di tutto il mondo continuano ad aprire le loro edizioni sulla pandemia riportando il numero crescente di contagi, come da quando è iniziata la devastazione del coronavirus. Questo provoca allarme sociale e richieste alla politica di maggiori misure precauzionali, scelte difficilmente conciliabili con il funzionamento globale della società che è in molti ambiti fortemente legata alle “interazioni di persona”. Lo abbiamo toccato con mano, ad esempio, nella scuola, nella giustizia, nelle attività commerciali non banali e in altre ancora.

Gli stessi media in più occasioni affermano la loro volontà di “seguire la scienza” dando ampio risalto e voce a esponenti del mondo della medicina e della ricerca oppure riportando le esortazioni della politica e delle istituzioni in accordo con tale indicazione.

Recentemente Il Dottor Anthony Fauci, direttore del “National Institute of Allergy and Infectious Diseases” negli Stati Uniti, ha dichiarato:

Gli americani dovrebbero porre meno attenzione al numero delle infezioni coronavirus schizzato alle stelle e più al numero di ospedalizzazioni e morti… molte nuove infezioni, specialmente in chi è vaccinato o ha ricevuto la terza dose, generano nessun o lievi sintomi rendendo il numero assoluto di casi meno importante di quanto lo fosse per le precedenti versioni del virus.”

Nello stesso articolo si aggiunge che:

Questo consiglio è in linea con ciò che molti ricercatori hanno detto per tutto il tempo. Nonostante il tamburellare quotidiano dei conteggi dei casi, il numero di test positivi non è mai stato un indicatore perfetto del corso dell’epidemia.”

 

 

“…il numero di test positivi non è mai stato un indicatore perfetto del corso dell’epidemia.”

Perchè allora i media, che pur si dichiarano paladini della scienza, non si adeguano a questa indicazione del mondo della medicina? Una riposta non è da ricercare nella dinamica della pandemia ma nel modo in cui i media funzionano, ovvero in una indagine “critica” su come e perché viene rappresentato ciò che ci viene rappresentato. Ritengo che la più convincente proposta in tal senso provenga dal sociologo Niklas Luhmann e dalla sua Teoria dei Sistemi Sociale. 

Nel suo La Realtà dei Mass Media identifica i canali informativi di massa come “sistemi” il cui funzionamento è basato su un proprio codice binario: informazione/non informazione.

Grazie a questo il sistema seleziona e produce, o costruisce, informazione. Detto in altri termini il sistema Mass Media si occupa della “produzione selettiva di informazione”. L’informazione Mass Media è, ovviamente, informazione generale, non informazione privata ed è ciò che i Mass Media selezionano e di conseguenza stampano o distribuiscono; la non-informazione è ciò che non lo è.

L’informazione dei Mass Media non è privata o professionale. Non è ciò che, come persone sposate, sappiamo sulla nostro/a sposo/a o, come meccanici, sappiamo sul motore di una auto. E’ piuttosto su “cosa è noto essere noto”, è su quello che “si assume che ognuno sappia”. L’informazione Mass Media così costituisce un senso generale di “cosa sappiamo sulla nostra società o effettivamente sul mondo in cui viviamo”. É quella conoscenza sulla società e il mondo che potenzialmente condividiamo con quelli intorno a noi, almeno con tutti quelli che sono inclusi nelle masse indirizzate dai Mass Media. Come si vede, dunque, l’informazione così definita è qualcosa che non necessariamente può corrispondere alla nozione generale e desiderata di “realtà” o “verità” (semmai davvero esistano!).

Luhmann puntualizza la particolare connessione con il tempo come “forse la sua più importante caratteristica”:

L’informazione non può essere ripetuta. Non appena diventa un evento si trasforma in non-informazione. Una notizia data due volte può ancora avere il suo senso ma perde il suo valore di informazione. Se l’informazione è usata come un codice, questo significa che le operazioni nel sistema stanno costantemente e inevitabilmente trasformando informazione in non-informazione.”

Di conseguenza l’informazione cessa di essere informazione quando è comunicata e deve essere rimpiazzata da nuova informazione. L’informazione Mass Media è una cosa temporanea. Ha il suo tempo e crea il tempo dei Mass Media. Il sistema Mass Media è veloce e questo perché il suo codice è temporale. I giornali devono uscire tutti i giorni e i notiziari andare in onda sempre all’orario previsto, pena la loro decadenza come tali.

Ma come fanno i Mass Media a produrre, o costruire, tale informazione? Quali “regole” seguono affinché l’informazione prodotta abbia le caratteristiche fin qui descritte? Secondo Luhmann i notiziari scelgono “l’informazione” seguendo uno o più dei seguenti selettori:

  • sorpresa (un evento per diventare notizia è bene che abbia qualcosa di inaspettato);
  • conflitto (gli antagonismi tipicamente includono “incertezza auto-indotta” così con i conflitti possiamo sempre aspettarci un nuovo sviluppo il giorno dopo);
  • quantità (numeri che consentono distinzione e confronti, anche se la gente non sa cosa è il PIL è ancora informazione dire che si è ridotto dell’1%);
  • violazione di norme o scandali (essi intensificano la risonanza, “vivacizzano la scena” e generano sentimenti di “comune preoccupazione e oltraggio” ricevendo così particolare attenzione);
  • altri selettori sono rilevanza locale, giudizi morali, focus su personalità ed eventi chiave (come terremoti, incidenti e assassini).


É dunque la quantità il selettore che spinge i massa media a parlare prioritariamente di contagi rispetto alle ospedalizzazioni e alle morti. L’aumento del 200% di contagi consente certamente migliore “distinzione e confronti” della diminuzione, in percentuali e numeri assoluti inferiori, di ospedalizzazioni e morti rispetto all’anno scorso. Questa è un’esigenza “interna” del sistema Mass Media non una indicazione della fonte informativa (la scienza che invece indica il contrario) o dei fruitori delle notizie (noi stessi che saremmo più interessati a ciò che la scienza dice).

Attenzione, non si vuole affermare che i Mass Media mentono o distorcono volontariamente i fatti, Luhmann è interessato esclusivamente a capire come fa un sistema “ad essere così come ci appare”, ma solo che essi per esistere hanno la necessità di raccontarceli in questa modalità, che è quella che li ha fatti prosperare e diffondere per come li conosciamo.

É possibile che esistano Mass Media diversi? Forse, ma di sicuro queste considerazioni dovrebbero spingerci ad una osservazione “critica” del mondo, cioè riflettere su come qualcosa può essere conosciuta o “vista”. Nel caso delle informazioni, significa chiederci, quando ascoltiamo o leggiamo una notizia, anche perché un’informazione ci viene presentata come ci viene presentata dalla prospettiva interna del sistema Mass Media (facendo attenzione alla ricerca di motivazioni esterne per evitare di cadere nel “complottismo”).

In tutti i campi abbiamo sempre più cognizione del mondo non per esperienza diretta, i nostri sensi, ma attraverso l’intermediazione di sistemi terzi. Interrogarsi su come questi “funzionino”, sulle loro necessità esistenziali, ci consentirebbe di essere più consapevoli e di navigare meglio nella complessità del mondo contemporaneo.

Tornando alla pandemia, è inutile guardare e farsi intimorire dai contagi, sono i ricoveri e le morti il reale campanello dall’allarme. Per scongiurare il loro aumento basta vaccinarsi. Infatti è solo grazie al vaccino che, dati alla mano, pur aumentando i contagi i ricoveri e le morti sono inferiori. Tutto il resto serve ai Mass Media per esistere.

Luciano Martinoli