Sugli “aiuti all’economia”

Da un punto di vista della Teoria dei Sistemi Sociali, i Sistemi Sociali sono fatti dalle interazioni delle parti e non viceversa. Questo vuol dire che, nel caso del sistema economico, esso è costituito dagli scambi (pagamenti) e non dagli attori che lo effettuano. Ovviamente i primi non possono prescindere dai secondi, ma la loro relazione, anche qui attingendo alla Teoria, è di tipo sistema-ambiente: gli scambi sono il sistema e gli attori economici sono il loro ambiente, condizione necessaria ma non sufficiente per poter essere effettuati.

Come più volte ricordato in questo blog, è proprio nella situazione attuale che stiamo toccando con mano quanto questo sia vero: gli attori economici esistono tutti (lavoratori, aziende, magazzini, infrastrutture, ecc.) ma l’economia è evaporata.

“Solo inutile teoria”, potrà sostenere qualcuno. A che servirebbe infatti tutto questo nell’affrontare, ad esempio, lo spinoso  tema del rilancio dell’economia?
La risposta è semplice: serve proprio a capire come rilanciarla a partire dalla consapevolezza di cosa essa realmente sia.

Si sta diffondendo il dibattito, mediatico e sui social, sugli aiuti economici soprattutto alle aziende: si snocciolano cifre, si fanno confronti tra le misure e le politiche dei vari paesi, si invocano sostegni dalle istituzioni sovranazionali (Unione Europea e BCE). Pare però che il tema centrale, sostenere la ripresa degli scambi, si sia dimenticato.

Qualche giorno fa sul Wall Street Journal qualcuno si accorgeva della sostanza del problema formulando un semplice quesito: siamo davanti ad una crisi di liquidità o di solvibilità? Nel primo caso aziende altrimenti in salute soffrono per la difficoltà di accesso al credito. Si può rimediare fornendo liquidità (banche centrali che stampano moneta) o fornendo loro garanzie per consentire l’accesso al credito (lo Stato). E lo scambio, l’economia, riprende.

Nel caso di insolvibilità però la situazione è diversa perché l’eventuale credito concesso alle aziende non potrà essere restituito in caso di perdurante mancanza di ricavi, portandole al fallimento. In questo scenario banche centrali e governi possono ben poco se non sostenere tutti, “belli e brutti”, nella speranza che… tutto torni come prima (gli scambi magicamente riprendano). E’ realistico uno scenario del genere?

Recentemente hanno quasi fatto eco, riconoscendo la validità del tema, gli industriali italiani che hanno richiesto al governo un supporto in termini di “indennizzi”, soldi dati per compensare un danno e dunque a fondo perduto, e non “sussidi”, prestiti che andranno restituiti.

Se, come detto, l’economia è costituita dagli scambi, il sostegno agli attori responsabili di essi deve essere fatto nella certezza, o nella ragionevole speranza, che saranno in grado, nel nuovo scenario già in essere, di riprendere tali scambi e non semplicemente di sopravvivere per poi vedere cosa succederà. Detto in altri termini, sostenere senza condizioni l’agente economico non garantisce automaticamente che riprenderà la sua funzione di ripristinare lo scambio. Si sta agendo sull’ambiente senza considerare il sistema.

Di conseguenza il giudizio sulla sola quantità degli aiuti è inutile se non si valuta anche la loro qualità o meglio come e con che scopo vengono erogati. Non è sostegno all’economia sovvenzionare aziende e intere filiere che non hanno la più pallida idea di come ricominciare a generare ricavi o, peggio, hanno la speranza che possano farlo come prima.

 

 

“…sostenere senza condizioni l’agente economico non garantisce automaticamente che riprenderà la sua funzione di ripristinare lo scambio.”

Emblematico il caso, già citato in questo blog, del settore carni negli USA.  A causa della scarsità della carne sul mercato, il presidente Trump ha dichiarato tutta la filiera di lavorazione infrastruttura critica, nella speranza che la lavorazione riprendesse. La ripresa però non c’è stata perché lavoratori e sindacati non hanno ottenuto garanzie sulla sicurezza contro il coronavirus, considerando che proprio tali luoghi erano stati chiusi perché focolai d’infezione. Agenzie federali avevano dato indicazioni a tal proposito, ma esse erano vaghe, non obbligatorie e in alcuni casi impossibili da applicare. Nel frattempo sono stati erogati alle aziende e ai loro lavoratori sussidi  come “sostegno” di quell’economia che, in questo caso, è invece ancora morta! Eppure gli USA sono quelli che stanno fornendo maggiori risorse (secondo loro!) a questo scopo.

In questi casi è meglio sostenere direttamente i lavoratori e spingere le aziende, aiutandole in tal senso, a riprogettare il loro business. Solo così il “sistema economico” vedrà di nuovo la luce grazie agli scambi generati dal nuovo “ambiente”.

Qualcuno potrà obiettare che è uno sforzo impossibile. Certamente però è sostenibile da parte delle singole organizzazioni in un impegno progettuale comune, mai realizzato prima, di “pensare su se stessi” e capire come modificare il proprio mestiere. In ogni caso vi è la necessità di rifocalizzare lo sguardo sulla reale natura dell’economia distinguendola dai suoi agenti e ricollegandoli solo in virtù della loro capacità di generazione di scambi (creazione ricavi profittevoli).

In assenza di tutto questo, cosa accadrà quando non avremo risorse per sostenere più nessuno perchè avremo buttata quasi tutta l’acqua (poca o tanta non è rilevante) in secchi bucati senza aver ottenuto la ripresa degli scambi, e dunque dell’economia?

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Una risposta

  1. Concordo con l’autore. Direi che lo sforzo Statale deve essere articolato su un ventaglio di iniziative di supporto anche in relazione al fatto che questa crisi economica è legata ad una pandemia i cui tempi di risoluzione sono non noti. In una guerra si può anche prevedere la fine della stessa(arrendersi e porre così fine all’evento bellico), non in questo caso. Dunque il fattore temporale è una incognita cruciale, che impone di modulare gli aiuti che inevitabilmente debbono essere messi in campo, a seconda di quale filiera di impresa si considera. Anche la fase di uscita dalla crisi potrebbe necessitare di un diversificato impegno finanziario:nessuno al momento sa con esattezza se la ripresa avrà una forma a V oppure a U oppure a L. Ciascuno di questi scenari necessita di un diverso approccio. Insomma abbiamo di fronte a noi un periodo piuttosto “interessante.

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