“Sono responsabile di quello che dico non di quello che capisci”

di

Luciano Martinoli
luciano.martinoli@bmconsulting-mi.com

7 febbraio 2020

Uno dei pilastri della teoria dei sistemi sociali disegnata dal sociologo Niklas Luhmann, è una definizione rigorosa della comunicazione. Essa segna un punto di rottura rispetto alla tradizionale “trasmissione di informazione da un soggetto emittente ad uno ricevente” presa in prestito dalla teoria matematica dell’informazione (definita da Claude Shannon) che è alla base dell’informatica.

Per Luhmann la comunicazione è costituita da tre parti inscindibili che la realizzano solo quando tutte e tre sono state compiute: l’informazione, la modalità e la comprensione. L’informazione è l’oggetto della comunicazione. Chi comunica sceglie, tra la miriade di elementi presenti nel suo universo, quello da trasmettere. La modalità, sempre sotto la volontà del trasmittente, è il modo in cui l’oggetto informativo viene trasmesso. Essa non si limita al media, voce, scritto, gesti, opera d’arte, eccetera, ma si estende all’uso stesso del media: intonazione della voce, la scelta delle parole, il carattere dello scritto, l’ampiezza dei gesti, i colori del dipinto, e altro ancora.
Tutto questo è sotto il completo controllo di chi decide di comunicare ma la comunicazione ha realmente luogo quando anche la terza parte, la “comprensione”, viene realizzata. Questo pezzo è sotto la totale responsabilità  e controllo del ricevente. Da questa prospettiva prende pieno significato e giustificazione l’affermazione del titolo di questo post.

Sono responsabile di quello che dico non di quello che capisci, significa allora che la mia responsabilità si ferma, e si deve fermare, alle prima due parti della tassonomia lumhanniana. La terza è sotto il totale dominio del sistema psichico del soggetto ricevente le cui operazioni non sono sotto il mio controllo ma nemmeno le posso conoscere. Guai se aspirassi a controllarle: oltre a voler realizzare un’impresa senza speranza, tenterei di commettere un atto di violenza nei confronti del sistema psichico di chi riceve.  Da qui si può affermare che la comunicazione, così definita, è la sola e genuina operazione sociale in quanto ha bisogno per realizzarsi di più di un sistema cosciente e non può essere attribuita soltanto ad uno.
Vi è poi un’altra caratteristica fondamentale della comunicazione, o meglio della sua parte finale di comprensione: essa è retrospettiva. Chi riceve la comunicazione la comprende dopo ulteriore comunicazione, cioè la nuova comunicazione fa comprendere quella precedente. 

La comprensione della nuova comunicazione ha bisogno di quella successiva.

Da qui la necessità di comunicazione continua e di strutture che facilitino la comunicazione, soprattutto per creare contesti di senso (programmi, valori, storia condivisa, e altro) che abilitino la realizzazione della sua ultima parte, la comprensione.

Se la comunicazione aveva uno scopo, una volta realizzata si conclude. Lo scambio di battute con uno sconosciuto per conoscere il passaggio del prossimo tram ne è un esempio banale. Lo scambio, e non una semplice domanda e risposta, è necessario spesso proprio per chiarire la comprensione reciproca. La domanda iniziale potrebbe ad esempio essere stata fatta in un modo che l’altro comprenda non una semplice richiesta di informazione ma che chi chiede sia uno scocciatore, qualcuno che vuole avere una scusa per adescare una bella donna, o chiedere elemosina, eccetera.

Se invece la comunicazione ha lo scopo di consentire ai partecipanti di questa di reagire a condizioni ambientali, ecco che emerge un Sistema Sociale. Tale sistema, per quanto detto finora, non è costituito dalle parti che comunicano, le persone, ma dalle comunicazioni che mettono in atto le quali, come detto prima, non sono attribuibili ad un singolo sistema cosciente se per realizzarsi completamente hanno bisogno della comprensione. Nel caso delle organizzazioni queste comunicazioni sono le decisioni che ogni membro dell’organizzazione prende a qualsiasi livello. Tali decisioni hanno la stessa struttura descritta prima e sono caratterizzate dallo stesso comportamento (necessità di realizzarsi della comprensione, continuità della comunicazione per far comprendere quella precedente, strutture di senso per facilitare la comprensione, eccetera). Potremmo allora rifrasare il titolo in questo modo: Sono responsabile di quello che decido non di quello che capisci della mia decisione.

Un paradigm shift, una rivoluzione copernicana che ribalta il senso di quanto viene fatto e detto in azienda e illumina di nuovi significati le sue operazioni.

 Luciano Martinoli

luciano.martinoli@bmconsulting-mi.com

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